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Libri e serie tv: una nuova alleanza

A partire dall’8 ottobre la Rai è entrata nel loop del giallo d’autore mandando in onda tre mesi, praticamente ininterrotti, di serie tv ispirate a romanzi polizieschi di successo. Da «I Bastardi di Pizzofalcone», firmata Maurizio De Giovanni, a «Rocco Schiavone», il poliziotto maledetto di Antonio Manzini, passando per «L’Ispettore Coliandro» di Carlo Lucarelli e «L’Allieva» di Alessia Gazzola. Ai quali vanno sommate, per genere, una serie tv nativa come «Nero a metà», e per atmosfere «L’Amica Geniale», che hanno chiuso il ciclo rispettivamente il 17 e il 18 dicembre.

Fin qui di ciascuna serie si è parlato come di un prodotto a se stante mentre forse potrebbe sarebbe interessante metterle a sistema per analizzare la strategia complessiva che le lega e che in sostanza è rappresentata da una nuova alleanza tra tv e letteratura, con i due comparti che in maniera più forte che mai si sostengono vicendevolmente. 

Cortocircuito narrativo

Iniziamo col dire che molto probabilmente chi è riuscito a vedere tutte e cinque le fiction ad un certo punto ha desiderato fortemente che almeno per una settimana il palinsesto non proponesse morti ammazzati ma soprattutto sarà entrato in un cortocircuito narrativo confondendo storie, personaggi e luoghi. Ma non si è trattato solo di disattenzione da parte dei telespettatori, effettivamente c’è stato un momento in cui in «Nero a Metà» è morta una ragazza che viveva a Sacrofano (il nomignolo utilizzato dal dottor CC ne l’Allieva per rivolgersi ad Alice, che è appunto originaria del piccolo comune laziale) il cui padre era interpretato dallo stesso attore che in Rocco Schiavone fa la parte dell’agente Deruta. Qui sardo, di là ucraino. Oppure, impossibile non pensare a Coliandro – l’eterno panchinaro della mobile di Bologna che sogna invano di essere ammesso nell’olimpo della massima categoria – quando il medico legale – la stessa Alice di sopra – spiega al magistrato Einardi che «la vittima stava cercando di entrare nella serie A della musica». A proposito di medicina legale, questo ruolo gioca una partita importante oltre che ne «L’Allieva» anche in «Nero a Metà», dove delle autopsie di occupa Alba (Rosa Diletta Rossi), figlia dell’ispettore e amante dell’agente Malik (Miguel Gobbo Diaz), sotto la super visione di Anna Finocchiaro.

Ma a parte questo gioco ad incastri la stagione del crime targato Rai vale la pena di essere analizzata soprattutto sotto altri punti di vista. 

Coliandro vs Schiavone

Ad esempio i due anti eroi della Polizia di Stato, Schiavone e Coliandro, trasmessi non a caso entrambi da Rai Due, nel 2018 registrano un interessantissimo cambio di passo per quanto riguarda regia e scrittura. Sicuramente a caldo trovare punti in comune tra due personaggi così diversi può essere considerata una bestemmia ma a ben vedere i due prodotti si assomigliano, e molto. A iniziare dal pubblico visto che il vicequestore e l’ispettore si danno il cambio il mercoledì sera – sfidando nostra signora degli scomparsi, Federica Sciarelli. Anche se Coliandro perde per strada un paio di punti di share, gli ascolti complessivi pressapoco si equivalgono (ma va citato l’esordio col botto di Marco Giallini e compagnia che alla prima arrivano addirittura a vincere la prima serata – è il 17 ottobre e ci sono 3 milioni 172mila telespettatori incollati alla tv per la puntata intitolata 7-7-2007, omonima del quinto libro della serie pubblicata da Sellerio). 

Impossibile non notare in entrambi i casi la capacità di rinnovarsi rispetto al passato. Nel caso della seconda stagione di Schiavone la sensazione è anche formalmente giusta visto che Giulio Manfredonia subentra alla regia a Michele Soavi, mentre la settima fatica di Coliandro – scritta in blocco dal duo delle meraviglie Lucarelli/Rigosi – sarà ricordata soprattutto per l’inserimento di un flashback animato in versione manga e una folta schiera di comparse illustri (per citarne solo tre: Claudia Gerini, Gianmarco Tognazzi, Iva Zanicchi) che rappresentano in qualche modo una prova di coraggio e una sfida vinta.

I copioni delle due serie rimangono sostanzialmente gli stessi di sempre: da una parte Schiavone che se ne fotte delle regole e valuta il suo lavoro sulla base di una scala che misura le «rotture di coglioni» da uno a dieci; dall’altra Coliandro incarna l’italiano medio con molti pregiudizi (ad esempio verso gli immigrati e i punkabbestia) ma anche molta bontà di fondo. Eppure l’effetto sorpresa sopravvive, le sceneggiature continuano a funzionare e gli esiti delle indagini non risultato mai scontati, anche perché i personaggi sono costruiti apposta per sbaragliare qualsiasi schema e disfare tutte le nostre certezze.

I bastardi di Pizzofalcone, Nero a Metà e L’Allieva

La rete ammiraglia ha invece puntato su narrazioni più rassicuranti a cominciare dai volti, quelli «puliti» di Alessandro Gassman, Claudio Amendola e Alessandra Mastronardi co-protagonista assieme a Lino Guanciale, per finire con i temi di fondo affrontati (ne I Bastardi sostanzialmente la lotta alla malavita organizzata; in Nero a Metà il razzismo, con il braccio destro dell’ispettore Amendola che è un poliziotto nero ostentatamente vittima di discriminazioni; ne l’Allieva ad esempio la povertà, che fa da sottofondo a più di una storia).

Le tre serie di Rai1 sono apparse estremamente più televisive rispetto a quelle di Rai2, la cui cifra stilistica è molto più cinematografica, e tutto sommato i casi che i protagonisti si trovano a dover risolvere sono secondari rispetto alle loro storie personali, le sole a tenere davvero il filo del racconto. Ma se Lojacono e Guerrieri (rispettivamente Gassman e Amendola junior) rimangono a fuoco (le vicende parallele corrono comunque sul binario del giallo e riguardano in tutti e due i casi inchieste interne che vedono coinvolti proprio i due protagonisti) L’Allieva delude ampiamente le aspettative incartandosi fino allo sfinimento in storie d’amore diverse e sempre identiche, totalmente avulse dalla narrazione poliziesca, che dovrebbe essere caratterizzante e diventa invece – appunto – un accessorio casuale. Ma d’altra parte gli adattamenti per il piccolo schermo riflettono in qualche modo la qualità dei romanzi da cui sono tratti e indubbiamente anche la scrittura di Gazzola è nettamente più scarna rispetto a quella di Lucarelli, Manzini e De Giovanni (c’è da dire che l’autrice messinese ha un’altra età e quindi un’altra esperienza e che il suo lavoro principale rimane un altro – quello di medico legale proprio come la sua Allieva).

In tv e in libreria

Ma a parte le valutazioni televisive, viene spontaneo domandarsi se e quanto questi adattamenti abbiano potuto trainare le vendite librarie dei romanzi da cui sono tratti, o il contrario, soprattutto se si pensa all’ultimo rilevamento dell’Istat, relativo al 2016, secondo il quale 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro nel corso di quell’anno.

Che ci sia negli intenti dei produttori almeno l’intenzione di legare a doppio filo telespettatori e lettori, è chiaro sicuramente nel caso di Rocco Schiavone, la cui seconda stagione televisiva va in onda praticamente in contemporanea con l’uscita dell’ultimo libro della serie («Fate il vostro gioco», Sellerio), per I Bastardi, con l’ultima fatica di De Giovanni («Vuoto», Einaudi) che arriva in libreria due settimane esatte dopo la fine della seconda stagione tv, e per L’Allieva che torna per l’ottava volta negli scaffali con «Il ladro gentiluomo» (sempre edito da Longanesi) dieci giorni prima della messa in onda dei nuovi episodi su Rai1. Messa in onda e pubblicazione si rincorrono vicendevolmente. 

Asmareth Dance

Il caso di Coliandro è invece più complesso perché pur trattandosi di un personaggio nato dalla penna di Lucarelli (per Einaudi), l’ispettore bolognese (d’adozione) è diventato con gli anni un soggetto esclusivamente televisivo. Ciò nonostante, anche in questo caso le ricadute della fiction non riguardano solo il piccolo schermo visto che secondo un’indagine StageUp e Ipsos che ha analizzato l’impatto delle serie tv sull’attrattiva turistica di Bologna, circa 4,2 milioni di telespettatori hanno mostrato interesse a visitare la città solo dopo aver visto una puntata dell’Ispettore Coliandro in tv. E ancora, sempre per quanto riguarda il poliziotto strampalato che è convinto di assomigliare a Clint Eastwood, una menzione speciale la merita «Asmareth Dance» la canzone che fa da colonna sonora al finale di stagione. Su Google Trends si registra improvvisamente un’impennata nelle ricerche di «Asmeret» – senza acca – e affini il 6 dicembre alle ore 23. Se fosse stata disponibile su YouTube o nei negozi musicali online quasi sicuramente avremmo registrato un effetto alla The Young Pope (che nel 2016, dodici anni dopo l’uscita del brano, rispedì «Senza un perchè» di Nada direttamente al secondo posto dei download su iTunes). Consiglio non richiesto: se venisse caricata online forse farebbe ancora dei numeri perché i crismi per diventare un tormentone anche nella realtà, oltre che nella finzione, li ha tutti. 

Le classifiche

Per venire alle classifiche di gradimento, sul fronte tv Rai1 conquista come sempre una fetta di pubblico maggiore (I Bastardi di Pizzofalcone, L’Allieva e Nero a metà raggiungono sempre agevolmente 5 milioni e rotti di telespettatori – con la fiction di Amendola che batte di gran lunga la finale del Grande Fratello Vip) rispetto alla seconda rete del servizio pubblico (dove Schiavone e Coliandro viaggiano in media abbastanza stabilmente intorno ai 2 milioni e mezzo). Sul fronte librario invece gli unici a entrare nella top 100 della classifica nelle novità su Amazon sono Maurizio De Giovanni con «Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone» e Alessia Gazzola con «Un segreto è per sempre» – ma il romanzo è del 2012, il secondo della serie. Mentre per la categoria Bestsellers, sempre su amazon.it, compaiono ancora una volta De Giovanni e Manzini. Non classificato Coliandro (ma si è già detto che il suo esordio nei libri di Lucarelli è molto datato e risale addirittura al 1991) anche se l’ispettore stravince su tutti quando si analizza la sua tenuta social con più di centomila «ultrà» su Facebook. 

Tutti subissati da L’Amica Geniale, che a distanza di sette anni dall’esordio in libreria con le Edizioni E/O, continua ad essere letta come forse nessuno in Italia e nel mondo, anche in questo caso mentre va in onda la miniserie tv ispirata a quelle pagine, diretta da Saverio Costanzo. Ma questa è tutta un’altra storia. O forse è sempre la stessa: l’alleanza tra servizio pubblico televisivo e letteratura è più forte che mai.

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Il nuovo giornale di Enrico Mentana

Non cercare di piegare il cucchiaio. È impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità – Matrix

La generazione dei Millennials ha avuto tante sfighe tra le quali essere diventata adolescente in piena epoca berlusconiana, aver fatto il proprio ingresso nel mondo del lavoro quando il mondo del lavoro era chiuso per ferie, aver studiato per l’anima del cazzo quando di lì a poco sarebbe stato sufficiente aver frequentato l’Università della vita. (more…)

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A chi si rivolgono i politici su Facebook

Un programma permette di svelare quale sia il target scelto, ovvero quali siano le caratteristiche (in termini di età, zona di residenza e interessi) degli utenti/elettori ai quali i principali candidati alle elezioni del 4 marzo vogliono avvicinarsi. Qualche esempio? Salvini è a caccia dei voti di Silvio Berlusconi, Grasso pesca tra i «mi piace» a Berlinguer e Sanders, Matteo Renzi parla soprattuto agli imprenditori. Qualcuno potrà dire che si sapeva già, ma ora abbiamo le prove. E qualche sorpresa, del tipo: perchè quando commenta la vicenda dell’insegnante di Torino che ha augurato la morte ai poliziotti, il segretario del Partito Democratico indirizza il suo messaggio esclusivamente ai napoletani?

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Bastardi senza gloria

Il mio ultimo lavoro è stato pagato alla consegna, circostanza che avrebbe del miracoloso, non fosse che per me questo aspetto non è più negoziabile e quindi non si è trattato di una contingenza inaspettata, di una grazia, ma di una volontà molto netta e molto terrena. (more…)

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L’effetto placebo delle startup

Ad un certo punto, nel pieno della peggiore crisi che le economie occidentali abbiano mai vissuto, è parso che l’attesa di un posto di lavoro, fosse essa stessa un lavoro. Complice il mito della Silicon Valley, santa protettrice delle compagnie tecnologiche e dei paradisi fiscali in terra, negli ultimi dieci anni anche in Italia si è puntato sempre più spesso sull’effetto placebo delle startup. Più alta è l’aspettativa – più crediamo fermamente che un’azione o una sostanza possano avere un effetto sul nostro organismo, o sul nostro futuro lavorativo – più è probabile che riusciremo ad ottenere qualche risultato misurabile. Anche se a guardare gli indicatori rimane un palliativo.

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Intervista a Zygmunt Bauman

E’ appena arrivata in Italia la traduzione di un saggio del 2013 firmato Zygmunt Bauman e intitolato «Culture in a Liquid Modern World». Se nella sua formulazione originaria la cultura veniva intesa come agente di cambiamento e la sua missione consisteva nell’educare “il popolo”, oggi è diventata soprattutto un mezzo di seduzione che si rivolge a semplici consumatori con la funzione non di appagare esigenze esistenti ma crearne giornalmente di nuove.

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Muore dopo un anno di coma. Carabiniere verso il processo

Un tunisino di 30 anni, Houssem El Haji era caduto nel 2011, picchiando la testa, dopo una rissa fuori da un pub. Nel 2013 l’inchiesta riparte da zero. Ora il militare è accusato di omicidio preterintenzionale

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Dentro le saune gay

«Le trombate anche in orgia sono all’ordine del giorno». «È l’unico posto al chiuso dove riesco ancora a fare sesso in tutto il Nord Italia: fate voi». «Direi che è una casa di appuntamenti a tutti gli effetti ma con un notevole vantaggio: senza finire nei guai chi cerca una marchetta può andarci, scegliersela con calma anche toccando con mano e fare con comodo in un posto sicuro. Tutti conosciamo i rischi di abbordare marchette per strada». Se ci si affida alla rete, alla voce “saune gay” corrispondono in prevalenza definizioni estremamente esplicite e dirette: si tratta di centri ricreativi in cui praticare sesso occasionale, nati intorno agli anni Ottanta in piena rivoluzione sessuale. Fino a pochi anni fa si trattava dell’unica vera alternativa alla strada, oggi invece questi luoghi hanno quasi completamente cambiato pelle: sono frequentati solo da una piccola minoranza omosex (generalmente molto adulta) e il grosso della clientela appartiene ormai a una comunità velata, che vuole rimanere anonima, «che se incontrasse un gay dichiarato scapperebbe senza pensarci».

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Ho provato a prenotare una risonanza in un ospedale pubblico

Che il servizio sanitario nazionale non goda di buona salute è ormai un dato assodato.Che la cura scelta dai governi regionali sia quella di appaltare ai privati interi settori come quello della diagnostica per immagini, pure. E’ infatti sufficiente tentare di prenotare una risonanza magnetica per scoprire che allo stato attuale è pressoché impossibile effettuare l’esame in una struttura pubblica ma si viene sistematicamente rimbalzati su quelle private. Dunque, telefono alla mano, ci siamo rivolti ai Centri Unici di Prenotazione dell’Emilia-Romagna, del Lazio, della Sardegna, della Calabria e del Molise e abbiamo chiesto quali fossero i tempi di attesa e quali costi. I risultati, fatta eccezione per Isernia, sono sempre gli stessi: gli ospedali sono congestionati almeno fino alla metà del prossimo anno «ma se vuole può accedere tramite libera professione oppure recarsi presso una struttura accreditata» a prezzi che nella maggior parte dei casi sono molto più alti, anche se alcuni dei colossi che si occupano di fornire servizi sanitari in sinergia con i poliambulatori pubblici iniziano a fare concorrenza ai ticket.

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