Ho provato a prenotare una risonanza in un ospedale pubblico

Ho provato a prenotare una risonanza in un ospedale pubblico

Che il servizio sanitario nazionale non goda di buona salute è ormai un dato assodato.Che la cura scelta dai governi regionali sia quella di appaltare ai privati interi settori come quello della diagnostica per immagini, pure. E’ infatti sufficiente tentare di prenotare una risonanza magnetica per scoprire che allo stato attuale è pressoché impossibile effettuare l’esame in una struttura pubblica ma si viene sistematicamente rimbalzati su quelle private. Dunque, telefono alla mano, ci siamo rivolti ai Centri Unici di Prenotazione dell’Emilia-Romagna, del Lazio, della Sardegna, della Calabria e del Molise e abbiamo chiesto quali fossero i tempi di attesa e quali costi. I risultati, fatta eccezione per Isernia, sono sempre gli stessi: gli ospedali sono congestionati almeno fino alla metà del prossimo anno «ma se vuole può accedere tramite libera professione oppure recarsi presso una struttura accreditata» a prezzi che nella maggior parte dei casi sono molto più alti, anche se alcuni dei colossi che si occupano di fornire servizi sanitari in sinergia con i poliambulatori pubblici iniziano a fare concorrenza ai ticket.

La strada tracciata sembra quindi essere quella di un sistema integrato nel quale, a prezzi calmierati, i privati sopperiscono alle mancanze e ai ritardi del settore pubblico. Nel frattempo tuttavia continua a regnare una sorta di Far West: al di là del confine ognuno applica le proprie tariffe astronomiche in regime di concorrenza sleale. Dovendo scegliere tra sborsare molti quattrini e aspettare diversi mesi, infatti, la maggior parte dei pazienti di fatto non ha scelta e si affida alle cliniche “convenzionate”.

Abbiamo simulato una prenotazione sul portale Cup2000 per l’Emilia-Romagna e scoperto che su Bologna il primo posto disponibile per una risonanza magnetica lombosacrale è l’8 luglio 2015; al Sant’Orsola, il policlinico universitario, al prezzo di 154,40 euro (con ticket massimo in SSN di 36,15 euro). Se i tempi di attesa vi sembrano eccessivi sappiate che potrebbe andare molto peggio: sempre nel capoluogo emiliano, stavolta all’Ospedale Maggiore, la prima data utile è infatti quella dell’8 novembre 2016, quasi due anni dopo ma alla stessa cifra.

Ne sa qualcosa Giulia, 30 anni. Secondo i medici potrebbe essere affetta da spondiloartrite (una forma di artrite infiammatoria cronica che coinvolge sia la colonna vertebrale, soprattutto lombare, che le articolazioni periferiche) e quindi le prescrivono una risonanza, che confermi oppure escluda qualsiasi sospetto, da effettuare «il prima possibile». «Avrei una certa fretta – spiega – ma le strutture pubbliche sono murate fino a metà del prossimo anno. La vergogna è che la spacciano per una tua libera scelta mentre la realtà è che sei obbligato a rivolgerti ai privati».

Uno dei problemi fondamentali delle spondiloartriti è rappresentato dalle diagnosi tardive e considerato che il livello di allerta è generalmente più alto nei giovani, Giulia è costretta a prenotare gli esami presso una clinica privata accreditata che allo stesso prezzo (circa, 160 euro) abbatte i tempi di attesa: la prima disponibilità a Bologna città, infatti, è per il 12/12 ma se ci si sposta di una trentina di chilometri, a Marzabotto, si trova posto già il 10, ovvero il giorno seguente la prenotazione.

Prenotando il 9 dicembre 2014, dunque, per avere accesso al servizio offerto dal pubblico occorre aspettare 211 giorni ma il dato non deve trarre in inganno: ciò infatti non significa assolutamente che non sia possibile utilizzare i macchinari ospedalieri prima di 7 mesi. Si può, ma solo se si paga. Qualora infatti il paziente decida di accedere tramite “libera professione”, può trovare posto al Maggiore già il 13 dicembre (euro 274) oppure, al più tardi, il 15 (euro 320), al Sant’Orsola.

Anche nel caso in cui si abbia bisogno, per esempio, di una risonanza magnetica all’encefalo, i privati accreditati che sotto le Due Torri applicano una “tariffa sociale” (180 euro) offrono disponibilità il giorno successivo alla prenotazione o al massimo dopo circa una settimana, mentre se ci si vuole rivolgere al servizio sanitario nazionale lievitano sia i tempi (aprile 2015 al Sant’Orsola, giugno 2016 al Maggiore e addirittura novembre 2017 all’Ospedale Bellaria) che le tariffe (222,10 euro). Queste stesse strutture, tuttavia, se “prestate” alla libera professione, hanno tempi di attesa rispettivamente di 6,7 o 57 giorni (a 350 euro).

Ora i privati fanno concorrenza al ticket

Giuseppe Oranges, reumatologo e presidente della onlus AISpA (Associazione Italiana Spondiloartriti, con sede a Bologna), non ne fa una questione di pubblico vs privato: «Non è che il privato è cattivo e il pubblico buono – spiega – questa fase la direi superata. Il punto è che non esiste più il pubblico, c’è già una regia che va in questa direzione: si è deciso di spostare tutto sui privati e i privati lo hanno capito, infatti ora hanno iniziato a fare concorrenza ai ticket».

Tempi drasticamente ridotti, dunque, ma a cifre che assomigliano molto a quelle degli ospedali pubblici, con una serie di grandi gruppi che per capacità finanziaria sono in grado di mettere a disposizione macchine all’avanguardia (spesso di qualità superiore rispetto a quella dei macchinari ospedalieri) applicando di fatto una sorta di “monopolio”: «Medipass e altri sono già al lavoro in questo senso, stanno già dando delle risposte alle necessità poste dal governo regionale e non mi pare una notizia nel senso che tutto sta avvenendo alla luce del sole, nessuno potrà dire “io non lo sapevo”». Il settore pubblico non riesce più a soddisfare tutte le richieste, «ecco perché c’è l’avvento del privato»: la situazione, per il dottor Oranges, «non è preoccupante» almeno finché il servizio viene garantito, comunque, dalle strutture convenzionate.

«Ormai si è deciso così, in tutta Italia c’è predisposizione al privato e il fatto in sé non è sbagliato perché la concorrenza tra ospedali pubblici e cliniche private, se fatta in maniera leale, potrebbe aiutare tutti». Nel senso che il privato potrebbe sopperire alle carenze di risorse e mezzi del servizio sanitario nazionale offrendo identica qualità a parità di prezzo (e non a cifre nettamente superiori come per il momento capita ancora un po’ ovunque lungo lo Stivale).

I grossi problemi legati all’erogazione di questo tipi di servizi, sempre secondo il Oranges, sono semmai altri: «Chi legge le analisi e chi firma i referenti? – domanda. A me è capitato di leggere delle sciocchezze, c’è un problema riguardo l’abilitazione alla diagnostica per immagini: se io vado a fare un’ecografia muscolo tendinea e me la fa chi si interessa di cardiologia sarà bravo quanto le pare ma è un’altra materia, anche se è abilitato a fare quel tipo di esame». Il riferimento è al fatto che spesso si è abilitati a eseguire eco e refertarle dopo un corso basic di appena 5 giorni e non c’è quindi bisogno della specializzazione in Radiologia. La sfida del futuro, insomma, riguarda la qualità dei servizi più che il contrasto ad una privatizzazione che, volenti o nolenti, è già messa a sistema: «Io punterei moltissimo sugli specializzandi, troppo spesso lasciati soli e costretti ad andare all’esterno per imparare, questo è avere qualità domani».

Sardegna, Lazio e la sorpresa Molise

Anche in Sardegna, come in Emilia-Romagna, chiunque debba fare i conti, ad esempio, con una sospetta sclerosi multipla per la cui diagnosi una risonanza magnetica nucleare venga considerata di estrema utilità, è costretto a decidere se rimandare gli esami e rimangiarsi l’angoscia oppure rivolgersi ai privati. E’ il caso di Francesca, 37 anni, alle prese con il “segno di Lhermitte”, una sorta di scarica elettrica che dal collo si irradia agli arti e che può essere riconducibile a lesioni demielinizzanti.

La struttura pubblica più vicina, quella di Oristano, offre disponibilità solo a partire da aprile del 2015 al costo di circa 60 euro. Per chi ha fretta – e chi deve stabilire se sia affetto da una malattia degenerativa ha fretta – ci sono sempre gli studi privati che a cifre da capogiro (si passa dai 400 euro del centro immagini diagnostiche Coinu di Nuoro ai 1.000 dell’Istituto Deriu di Cagliari) effettuano risonanze a encefalo, orbite e cervicale con metodo di contrasto in meno di 30 giorni. Dopo aver girato in lungo e in largo l’isola alla ricerca di una soluzione “sostenibile”, Francesca effettuerà infine la sua risonanza a Quartu Sant’Elena: tempo di attesa 3 settimane, prezzo 50 euro ai quali occorre sommare il costo di una visita specialistica anestesiologica obbligatoria per esami con metodo di contrasto.

La situazione non cambia granché se ci si sposta a Roma. Nel Lazio i tempi di attesa ufficiali indicati sul sito della Regione per effettuare una risonanza magnetica della colonna – senza e con contrasto – variano dai 14 giorni della ASL Roma A ai 46 della ASL Roma E fino ad un massimo di 113 giorni nel caso si venga presi in carico dalla ASL di Rieti. Se si decide di rivolgersi alle strutture private convenzionate «i costi ammontano a 200 euro per tratto (cervicale, dorsale, lombare, sacrale, coccigea, per un totale di 1000 euro, ndr) e i tempi, ovviamente, sono ridottissimi», come spiega una delle operatrici del call center del CUP che abbiamo contattato. Nei centri pubblici il costo è sensibilmente più basso (si parla di appena 61,15 euro per l’intera colonna vertebrale) «ma il problema sono i tempi biblici di accesso».

Nonostante la pagina web dedicata parli di un tempo medio di attesa di 2 mesi, infatti, un altro operatore – che si occupa solo di prenotazioni per esami erogati dal servizio sanitario nazionale – mette subito le mani avanti: «I tempi sono lunghi signora, molto lunghi, si va almeno a metà 2015». E ancora, in linea con il resto d’Italia, la prima disponibilità per una rm all’encefalo all’Istituto Morelli di Reggio Calabria è per il prossimo luglio, anche se al costo molto ridotto rispetto alla media di 56 euro.

Nell’ambito di questo quadro, nel ruolo di isola felice gioca un po’ a sorpresa il Molise.Ad Isernia, infatti, prenotando oggi si può effettuare una risonanza già a gennaio e soprattutto al prezzo del ticket sanitario di 61,15 euro. Per assurdo ai pazienti del resto d’Italia converrebbe raggiungere il capoluogo molisano per effettuare una risonanza, visto che da quelle parti, almeno per il momento, il pubblico «ancora regge». Nonostante il viaggio, risparmierebbero soldi e tempo.

@Pagina99

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