Il Collegio 4
fabbrica di instagrammer

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Il Collegio 4, in onda il martedì alle 21.20 su Rai Due, si conferma un’operazione televisiva ragguardevole, unica nel suo genere, ma il salto innaturale dal 1968 al 1982 cela chiaramente la paura di misurarsi con gli Anni di Piombo. Senza contare che per la prima volta – data la progressiva crescita negli ascolti degli ultimi anni – la scuola che dovrebbe insegnare ai ragazzi del Duemila che è possibile vivere (per un mese) lontano dai social e dagli smatphone, si sta trasformando nel loro trampolino – di lancio nel vuoto – su Instagram.

Come funziona Il Collegio

Addio cellulari e social, una classe di venti ragazzi tra i 13 e i 17 anni trascorre un mese, durante le vacanze estive, in un collegio. Più che di un reality show si tratta, negli intenti dichiarati della Rai, di un esperimento sociale: catapultare i giovani di oggi in un’epoca passata, avvicinandoli – in qualche modo fisicamente – alla storia, la moda e le regole del tempo.
Ogni edizione del programma è infatti ambientata in un anno diverso (finora sono andati in onda il 1960, il 1961 e il 1968). Quest’anno, per Il Collegio 4, a fare da sfondo c’è il 1982.
Il programma racconta la vita in collegio dei ragazzi: dalla prima prova scritta di selezione – dagli esiti generalmente catastrofici – passando per le lezioni quotidiane, la gita, le scorribande notturne e il temutissimo esame finale. La prima puntata di ogni edizione si svolge attraverso la presentazione degli alunni – affidata alla loro stessa voce, nel contesto familiare di provenienza – e il più delle volte drammatico – si fa per dire – taglio dei capelli, per conformare gli allievi all’estetica degli anni nei quali lo show di volta in volta è ambientato.

Professori e sorveglianti

sorveglianti_collegio4

Il format è preso in prestito dal britannico That’ll Teach ‘em. I docenti sono quasi tutti professori anche nella vita reale, a cominciare dal preside Paolo Bosisio – accademico, ma anche regista e sceneggiatore. Semplicemente perfetto nel ruolo, ha perso momentaneamente la cattedra nella seconda edizione, sostituito da un non altrettanto convincente Alberto Faverio. Tra gli altri impossibile non citare Andrea Maggi, l’insegnante di italiano e educazione civica – classe 1974, laureato in lettere, ha pubblicato tre romanzi con Garzanti, in questo momento in libreria con “Educhiamoli alle regole” per Feltrinelli – la professoressa Petolicchio – salernitana, insegna matematica e scienze a Battipaglia – e Luca Raina – insegnante di storia e geografia.
Anche nella quarta edizione vengono inoltre confermati i due sorveglianti, Lucia Gravante e Piero Maggiò, “severi custodi della disciplina all’interno del collegio”. Entrambi attori con un passato da docenti o comunque una particolare attitudine all’insegnamento, a loro è affidato il compito di seguire i ragazzi nei “tempi vuoti,”, extra scolastici, e alinearli al rispetto delle rigide regole del convitto. Ruolo che ancora una volta ricoprono abilmente.

La voce narrante

Uno degli aspetti più interessanti del format ripensato in chiave Rai è che il racconto della quotidianità in classe si alterna ad una ricostruzione storica dell’anno chiave, attraverso il materiale delle Teche. Per tre edizioni la voce narrante è stata quella di Giancarlo Magalli, per quest’ultima, invece, la voce fuori campo è di Simona Ventura. L’avvicendamento era nell’ordine delle cose visto che la narrazione, rispetto alle prime tre edizioni, ha fatto un salto nel tempo di almeno un decennio. 
La cosa importante comunque è che questi intervalli si inseriscono con grazia nel racconto generale e il ritmo complessivo non ne risente, anzi. Ci sono state alcune polemiche riguardo la presenza molto limitata della Ventura: in realtà sono fuori luogo, salvo che il giudizio sia tarato su L’Isola dei Famosi o Temptation Island.

Dove sono finiti gli Anni Settanta

Fondamentalmente l’ostacolo più grande in questo percorso è rappresentato dall’assenza di dispositivi digitali – anche se negli Anni Ottanta, e quindi in questa edizione, i ragazzi si scontreranno di sicuro con l’avvento della rivoluzione tecnologica. Per un nativo digitale è sicuramente preistoria ma è proprio nel 1982 che tutto ebbe inizio, che la parola internet fu coniata.
Per questo motivo è sinceramente difficile immaginare che il format possa essere altrettanto sostenibile in futuro. Il futuro – o il passato, a seconda del punto di vista – da qui in poi diventerà sempre più presente e il gioco perderà per forza di cose senso. Tra l’altro non si può fare a meno di notare la scelta di rimbalzare sugli Anni Settanta, saltando dal ’68 direttamente all’82.
La decisione degli autori è davvero poco comprensibile a meno che non se ne faccia una lettura politica: mi viene infatti da pensare che non sia un caso che ad essere “cancellati” – o forse si dovrebbe dire rimossi – siano proprio gli Anni di Piombo. Si tratta di sicuro del decennio più buio della nostra storia recente ma è una sconfitta per tutti se il servizio pubblico non si dimostra in grado di raccontarlo.

Il Collegio vs Instagram

C’è anche un altro aspetto che quest’anno più che mai si impone, segnando un po’ la fine dei giochi. In meno di tre ore, durante la diretta, gli account Instagram della maggioranza degli alunni hanno registrato un balzo in avanti di migliaia e migliaia di follower. Come mai prima, il reality nato per mostrare alla post-Millennial generation un mondo diverso e un modo diverso di vivere la propria socialità, diventa il mezzo attraverso cui i ragazzi vengono gettati in pasto alla cultura dei like fine a se stessa.
Nelle foto qua sopra compare Mario Tricca, quindicenne della provincia romana che ha riscosso subito molta simpatia nel pubblico a giudicare dalla diretta Twitter. Estremamente ansioso grazie ad un cattivo rapporto con la sua idea indefinita di futuro, è uno dei primi ad essere stato incoronato eroe nazionale, superando in pochissimo tempo quota 43mila follower su Instagram. Sinceramente, quando ho iniziato a scrivere questo resoconto della prima puntata del Collegio 4, pensavo che il suo fosse solo un caso isolato. Ma ho dovuto ricredermi molto in fretta: Mario Tricca è solo la punta, nemmeno più avanzata, dell’iceberg.

La cultura del marketing

Gabriele Montuori registra 22mila follower, Vilma D’Addario 23mila, Maggy Gioia 24mila, Asia Busciantella Ricca è seguita da più di 27mila account, Vincenzo Crispino 32mila, Piccamiglio Alysia 33mila, Giulio Maggio 35 mila, Benedetta Matera conta su quasi 36 mila seguaci, Martina Brondin 38 mila, Roberta Zacchero 45mila, Sara Piccione 49mila, Samuele Fazzi 60mila, George Ciupilan 70 mila e fischia, Nicolò Robbiano 73mila, Mariana Aresta 110mila, Claudia Dorelfi 120mila. Cifre in costante crescita.
Ma al di là dei numeri, che da soli potrebbero dirci poco, l’aspetto davvero impressionante risiede nel fatto che praticamente tutti questi account Instagram sono amministrati e gestiti in maniera professionale.
Vendono un prodotto, e quel prodotto sono gli allievi del Collegio 4.

Che fine hanno fatto gli ex alunni

L’analisi dei profili degli studenti mi ha aperto un mondo che assolutamente non traspare dalla narrazione televisiva, tutta tesa a sancire il primato dello studio, della disciplina e della cultura sull’ignoranza e sulla libertà incondizionata. Incuriosita dall’esplosione di popolarità che ha investito la classe 1982, sono quindi andata a vedere che fine abbiano fatto gli ex alunni e se possibile lo stupore è stato ancora maggiore.

Matias Caviglia, ad esempio, quattordicenne della provincia di Lodi, ha un profilo Instagram da 425mila follower. Quello di Caviglia è stato uno dei volti più amabili della penultima edizione: ignorante come una capra ma estremamente sensibile e leale. Non superò l’esame di licenzia media del 1968 tuttavia nell’immaginario collettivo apparteneva alla categoria “il ragazzo è giovane, ma si farà”. Un anno dopo scopro invece che fa l’influencer e il modello, forse ha un progetto musicale, firma autografi nei centri commerciali.

Sempre per restare all’edizione del 1968, tra i più attivi sui social ritrovo Michael Gambuzza 457mila seguaci, Beatrice Cossu 451mila, Riccardo Tosi con “soli” 151mila follower, e ancora Noemi Ortona 250mila, Elia Libero Gumiero 102mila, William Carrozzo – “aspirante attore” – 168mila, Youssef Komeiha, attore, 282mila. Gabriele De Chiara, 478mila, è l’unico a citare almeno nella bio il liceo classico; Alice Carbotti 398mila, Giulia Mannucci, che ha proseguito la carriera da pilota, 643mila, Jennifer Poni – una delle più brillanti della classe 1968, 267mila seguaci e un ufficio stampa; Nicole Rossi – la ribelle – 472mila follower, continua in qualche modo ad occuparsi di battaglie civili, in particolare quelle contro il prezzo degli assorbenti. Alice De Bortoli raggiunge addirittura la cifra di un milione di fan, in bio indica che si occupa di fashion e danza, ha 14 anni, non sembra studi. Luca Cobelli, ormai maggiorenne, fa l’indossatore per (almeno) 341mila follower.
Si differenzia da tutti gli altri, almeno in parte, Esteban Frigerio che disegna t-shirt, ha creato un marchio che si chiama Noi Siamo Arte e ha appena pubblicato un libro, ominmo, con Fabbri Editori. Ha 376mila follower. La differenza tra Esteban e gli altri sta nel fatto che al contrario degli altri non vende se stesso ma prodotti frutto della sua creatività.

I reduci delle edizioni 1962 e 1961

Andando a ritroso, all’edizione 1962, ritrovo Maddalena Sarti: promossa con lode in tv, appena diciottenne fa l’influencer e la modella con 542mila follower; Edoardo Maragno, l’altro “genio” della seconda edizione, ha 160mila seguaci su Instagram ma non è attivo dal 2017; anche Nagga Giona Baldina, il ragazzo di origini etiopi che si era molto distinto per merito scolastico, oggi balla e come quasi tutti i compagni di classe è seguito da un’agenzia. Stessa storia se si spulcia il registro della prima edizione: Swami Caputo, promossa a 16 anni con lode nel format per la tv, ha 822mila seguaci e una vita lontana dai banchi di scuola; Giovanni Petrigliano, invece, anche lui all’epoca del Collegio 1 promosso con lode, ha 64mila follower ma un profilo “normale”. Carla Addonisio a 19 anni fa l’attrice ma nonostante i 58mila follower ha un profilo privato. Filippo Moras*** 100mila follower, a giudicare dalle foto pubblicate non lavora nel mondo della moda o in settori commerciabili online.

Non un reality ma una fiction

Prima di rendermi conto che Il Collegio non offre un’opportunità di crescita personale e scolastica ma è una fabbrica di istagrammer, avrei scritto che è presto per capire se l’edizione numero 4 riuscirà a confermare le impressioni molto positive delle edizioni precedenti; presto per riuscire a inquadrare le potenzialità della classe selezionata e dei nuovi concorrenti. Avrei detto che il programma, nonostante le difficoltà iniziali nel vestire panni e stili di vita di una generazione passata – dovendo allo stesso tempo rinunciare al proprio mondo, alla propria contemporaneità, ai propri cellulari e ai propri account social – può essere considerato positivamente e che l’esperimento sociale alla base del docu-reality può dirsi superato.
Oggi invece direi solo che è preoccupante che giovani minorenni finiscano grazie al servizio pubblico televisivo italiano nel tritacarne del successo effimero, preda di agenzie interessate solo a spremerne il più in fretta possibile la popolarità acquisita. E sollevo qualche dubbio riguardo l’autenticità del programma: la sensazione è che l’obiettivo principale degli alunni non sia conseguire il diploma di licenza media del 1982 ma superare la prova di notorietà sui social network. Non sia misurarsi con gli Anni Ottanta ma con il marketing digitale.
Che quello proposto, insomma, non sia un percorso culturale di crescita personale ma il suo esatto opposto: un percorso commerciale di decrescita collettiva.


***[Errata Corrige, aggiornato al 29/10 ore 14: Filippo Moras fa l’attore professionista, anche lui è seguito da un’agenzia. Evidentemente il profilo al quale mi sono riferita inizialmente è quello privato]

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