La situazione in Cile.
Una testimonianza

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Ho contattato un’amica che vive in Cile, precisamente nella zona di Valparaíso, per chiederle di raccontarmi cosa stia accadendo nel Paese.
Mi ha inviato alcuni video che testimoniano la massiccia presenza di militari per le strade e un assalto ad un grande supermercato da parte di persone comuni. Ovunque è stato dichiarato lo stato d’emergenza ed è attivo il coprifuoco. La regione di Valparaíso è attualmente sotto guida della Marina Militare.
In generale il clima che si respira è molto teso ma sono attivi anche movimenti nonviolenti e pacifisti che cercano imprimere alle manifestazioni di reazione civile una forza definita “più femminile“.
“Il Cile è uno stato patriarcale e in questo momento particolarmente repressivo, la reazione alla violenza può essere anch’essa – in qualche modo o in qualche forma – molto maschile quindi io penso che da questa situazione si debba uscire attraverso l’energia delle donne”.

La situazione in Cile

Nell’ultimo fine settimana, tra sabato 19 e domenica 20 ottobre, sette persone sono morte durante le proteste in Cile, iniziate una decina di giorni fa contro il carovita e in particolare contro l’aumento del prezzo del biglietto dei mezzi pubblici. La situazione è precipitata velocemente dopo che il presidente Piñera ha inviato militari e carriarmati nelle strade delle principali aree metropolitane, prima fra tutte la capitale Santiago.

Ma lo stato d’emergenza e il coprifuoco sono ormai estesi a tutto il Cile e così anche la reazione civile alla repressione governativa si è allargata, coinvolgendo quasi tutte le zone del Paese. Dappertutto si registrano lunghe file o addirittura assalti ai supermercati; i mezzi di trasporto del servizio pubblico vengono dati alle fiamme. Tuttavia si allarga anche il fronte della protesta nonviolenta, collegata ai movimenti femministi che si battono, tra le altre cose, per la legalizzazione dell’aborto.

Ciò che accade in queste ore in Cile aggrava ulteriormente l’instabilità complessiva che l’America Latina vive ormai da diverso tempo. La mia amica mi racconta che solo pochi giorni fa erano arrivati alcuni esuli dal Brasile di Bolsonaro che speravano di trovare asilo politico da queste parti ma si sono invece ritrovati nel mezzo di quella che lo stesso Piñera definisce senza mezzi termini una vera e propria “guerra”.

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