Lavorare in Poste

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Da qualche tempo ho iniziato ad occuparmi delle condizioni di lavoro in Poste Italiane. Il primo articolo è uscito su TPI a metà novembre e riguardava il Centro di Smistamento di Sesto Fiorentino, il più grande della Toscana.

Alcuni dipendenti avevano contattato il giornale raccontando che durante l’emergenza Covid l’azienda non si assicurava che i protocolli di sicurezza venissero rispettati: mancanza della distanza di almeno un metro tra operatori, finte sanificazioni fatte con un normale spruzzino di marsiglia, mascherine facoltative, assembramenti alla postazione badge, in entrata e in uscita, capisquadra costretti a recarsi a lavoro nonostante avessero la febbre, mancato tracciamento dei positivi e zero tamponi. Contattata, Poste aveva minimizzato ma nel giro di un mese il numero di contagiati è passato da 9 a 26 e si è anche registrato un decesso per Coronavirus.

In seguito alla pubblicazione di questo primo articolo sono stata contattata da un altro dipendente, stavolta impiegato nel cosiddetto Mercato Privati, ovvero in un Ufficio Postale, che lamentava il fatto che Poste rifornissse gli sportellisti di una mascherina FFP2 solo una volta ogni 3 giorni.

Indagando scoprirò che il problema non riguarda solo il fatto che una mascherina di quel tipo, non riutilizzabile, non potrebbe essere indossata per più di 6/8 ore consecutive. Il problema riguarda anche le certificazioni: i DPI in dotazione presso gli Uffici Postali, infatti, secondo un esperto sarebbero tarocchi.
Interpellata, ancora una volta, Poste respinge le accuse ma non fornisce nè ai dipendenti, nè ai sindacati, nè alla stampa i certificati di conformità. Annuncia però che a partire da dicembre non verranno più distribuite le FFP2, ogni 3 giorni, ma delle semplici mascherine chirurgiche, quotidianamente.

Le tempistiche di questa decisione, arrivata subito dopo la mia inchiesta, inducono a pensare che effettivamente qualcosa nei dispositivi a più alto filtraggio utilizzate fino a quel momento non andasse. Ma per avere qualche conferma bisognerà aspettare, se mai arriveranno, gli esiti di alcune ispezioni effettuate dalla Asl in diversi uffici dai quali sono state anche prelevate delle mascherine. 

Il punto comunque è che entrando in contatto con il mondo di Poste Italiane il numero di segnalazioni è cresciuto enormemente perchè, per chi ci lavora, la gestione poco attenta dell’emergenza Covid rappresenta solo la punta dell’icerberg, o una goccia nell’oceano.

Una delle criticità più rilevanti che mi vengono denunciate, riguarda la rappresentanza sindacale: Poste è una delle aziende più sindacalizzate d’Italia e la stragrande maggioranza dei lavoratori è isctitta alla Cisl. Tuttavia, molto spesso, i rappresentanti dei lavoratori ricoprono in contemporanea ruoli dirigenziali e così il sindacato sembra più un poltronificio per aspiranti quadri che un’associazione per la tutela dei diritti e degli interessi di categoria. E infatti, ad esempio, ci sono sindacalisti che accettano di parlarmi, ma solo sotto anonimato. Il che è molto strano: un rappresentante sindacale non può denunciare liberamente, non a nome proprio ma degli iscritti alla sua organizzazione, ciò che accade?

Come è ovvio, di fronte ad una richiesta così esplicita, ho protetto la mia fonte, ma rimane la domanda: quanto e perchè un sindacalista di Poste rischia, a portare a conoscenza dell’opinione pubblica le difficoltà dei lavoratori?

Durante un colloquio telefonico con un dirigente, ad un certo punto il mio interlocutore si è vantato della massiccia presenza sindacale in azienda ma più che sulla quantità dovremmo concentrarci sulla qualità di questa rappresentanza e chiederci perchè i quadri di Poste considerino i sindacati non degli interlocutori ma degli alleati.

Sono a lavoro, tra le altre cose, su questo. Perchè considero questa questione la chiave di volta di tutto il sistema: aiuta infatti a capire perchè, ad esempio, molti portalettere lavorino come se nulla fosse ben oltre l’orario di lavoro, anche dopo aver timbrato l’uscita (e quindi tra le altre cose sprovvisti di assicurazione) perchè la zona che devono coprire è sotto organico ma essendo precari vengono costretti a smaltire tutte le giancenze entro la giornata, dietro una vaga promessa di assunzione.

Sto raccogliendo le loro testimonianze ma in generale cercare di capire cosa accada nella più grande azienda italiana di servizi postali, bancari, finanziari e di telecomunicazione,  si sta rivelando un lavoro davvero molto complicato perchè è difficilissimo trovare fonti disposte a parlare. 
I lavoratori sono terrorizzati e non si sentono in nessun modo tutelati mentre i sindacalisti, lo ripeto, assumono in tanti casi atteggiamenti a dir poco ambigui: ad esempio si infiltrano nelle chat o nei gruppi social dei dipendenti, per prendere nota di chi si lamenta troppo o per gettare acqua sul fuoco se le discussioni si fanno troppo accese. 

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