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PRAID visto da P. Gabrielli
sul Corriere di Bologna

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Paola Gabrielli, giornalista del Corriere di Bologna, ha visto PRAID in anteprima e mi ha intervistata.
L’articolo è uscito in edicola il 20 marzo 2020.

[…]La domanda di partenza è: “L’Italia del 2010 assomiglia in qualche modo a quella del 2020?”. Sarà una buona occasione per ragionare sulla libertà di informazione e il rapporto tra i movimenti di piazza, la politica, la stampa.
“E’ sconfortante – spiega Giuliana, 38 anni, giornalista e blogger – scoprire che argomenti considerati nuovi siano in realtà roba vecchia”.
Il documentario, anticipato da un rumore di macchina da scrivere che richiama il romanzo di Tabucchi – “Caro Monteiro Rossi, il suo articolo è impubblicabile…” – apre con le interviste inedite del Paladozza.
Uno spettatore invoca maggior controllo sull’informazione in rete “dove chiunque può mettere qualunque cosa”. Un altro rivendica l’utilità di una manifestazione come quella per rendere il servizio pubblico indipendente dai partiti politici. Un attimo dopo, Mattia Santori da Piazza 8 Agosto, lo scorso 19 gennaio, lancia lo slogan “Bologna non si Lega”.

Ho voluto lasciare intatte le interviste del 2010, in epoca pre digitale, perchè se fossi intervenuta sembravano effettuate nello stesso periodo, tanto risulta attuale il materiale d’archivio”. Le similitudini non mancano. Anche se i termini cambiano. Laddove si usava il termine “informazione”, ora c’è “comunicazione”.
I 45 minuti di video sono suddivisi in sette capitoli: “informazione vs propaganda”, fake news, lavoro, la disintermediazione di renziana memoria, internet, politica e la domanda finale: “che fare?”. Chi raccoglierà il testimone? I fili si intrecciano di continuo, tra pubblico, gli interventi di Moni Ovadia, Beppe Grillo, Luca Bottura (in un intervento del 2009 a favore di Radio Città del Capo), Renzi, Berlusconi e altri.

“Sorprende che mentre Santoro e Grillo invocavano la rete per una maggiore libertà, oggi le Sardine – anche se nascono in rete – parlino della necessità di tornare alla piazza. Ma ad un certo punto la piazza non andrà più bene. La questione allora è la sostanza, altrimenti si torna a cadere sugli stessi errori”.

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