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Prigioniero a Milano,
arriva da Portofino

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Antonino Pedemonte de Rossi Bacigalupo arriva da Portofino. E’ presidente dell’ente benefico “Po esse fero e po esse piuma onlus” e non ha mai visto Milano. Ha raggiunto il capoluogo lombardo ben prima (tre minuti e zero otto) che scattassero i divieti di spostamento tra regioni e ora riflette, come non gli era mai accaduto prima, sui massimi sistemi.

Quando è arrivato a Milano cosa è successo? 

Diciamo che è stata una vera e propria delusione, mai avrei potuto immaginare che qualcuno potesse ordire una simile truffa, nè che io potessi cascarci così ingenuamente con tutti e due i piedi. Prima di tutto a Milano c’è sempre stato il mare: scoprire in maniera così brusca e improvvisa che il Covid-19 si è portato via tutta la baia non è stata una passeggiata. Ma soprattutto mi era stato detto che ad attendermi nella piazza principale della città ci sarebbe stata la banda. E un tappeto rosso. E uno striscione col mio nome stampato a caratteri cubitali appeso al Duomo. E Davide Laceranza senza mascherina a sciabolare un Nabucodonosor. Invece non si è visto nessuno, e io ammetto di essermi sentito smarrito.

Ma, mi perdoni, non sapeva che nei giorni di Pasqua tutta Italia sarebbe entrata in zona rossa?

Ammetto che questo famoso lockdown, dopo un anno, io non avevo ancora capito cosa fosse di preciso. Avevo inteso si trattasse della traduzione in lingua inglese, più immediata e molto più sofisticata, di «Portofino in inverno». 

In che senso, scusi?

A Portofino che ci sia il lockdown o meno non fa nessuna differenza. Sempre trecento persone ci vivono, per lo più anziane, che non escono di casa nemmeno se scoppia un incendio nel loro stesso appartamento. Di norma, durante la bassa stagione, non si muove una foglia, a prescindere dalla pandemia. Certo, è pur sempre Portofino, ci sono il mare e la natura. Ma fino a che non arrivano i turisti, a maggio, è tutto chiuso.

Come a Milano.

Esatto. Ma mi permetta: uno sceglie come meta per le sue vacanze una grande città, una capitale europea, non un piccolo borgo di pescatori con una manciata di residenti che vive di turismo estivo, e allora si aspetterebbe di trovarci il mondo intero, di conoscere qualcuno, di essere travolto da un’onda calda di vita. Ma qui invece non c’è traccia di movida, i negozi sono tutti chiusi, i centri commerciali deserti, tutti i locali hanno le saracineche abbassate. A parte gente che porta a passeggio il cane in solitaria non si incontra nessuno nemmeno per strada. E allora?

E allora?

Beh, ci pensi. Per cosa è famosa Milano da un po’ di tempo a questa parte?

Me lo dica lei…

Per gli assembramenti ai Navigli e per essere una città che non si ferma mai, costi quel che costi. Perfino gli ospedali di solito sono tutti pieni, a Milano! Infatti mi dicono che non era mai accaduto prima che la città apparisse così spettrale, o che l’unico modo per poter mangiare un boccone fosse farselo consegnare a domicilio, o che l’unico cinema aperto fosse Prime Video. Vederla così vuota e così triste è molto deprimente.

Ma nel mezzo è scoppiata una pandemia, si è accorto?

Ho capito, ma sono venuto in vacanza a Milano proprio perché a Portofino non c’era un’anima, e perchè mia sorella che vive a Roma mi raccontava che lì la città è irriconoscibile, e perchè i cugini di Taranto ci spiegavano che non era il caso di andarli a trovare per via delle limitazioni, e perchè un amico che sta a Bolzano mi descriveva la provincia autonoma come disabitata. Cerchi di capire il mio dramma. Se qualcuno mi avesse avvisato che in questo periodo Milano è una grande Portofino, o che assomiglia per desolazione a qualsiasi altro posto in Italia, scusi la franchezza ma mi sarei risparmiato il viaggio e sarei rimasto a casa.

Ora cosa farà?

Sto cercando di non farmi prendere dallo sconforto, ma è dura. Osservo questa calma innaturale dalla finestra della mia stanzetta a Quarto Oggiaro, dalla quale con un po’ di immaginazione posso scorgere Piazza Duomo, che è sempre vuota. Davvero non mi capacito di come sia potuto accadere, mi sembra impossibile. Mi alzo, non vado nemmeno nel cortile condominiale perchè ho paura di Franco lo spacciatore, penso alla mia famiglia che è nella mia stessa identica situazione ma almeno non si trova a Milano, magari vedrò un film di contrabbando su un sito pirata. 

Insomma, si sente un po’ prigioniero.

L’unica cosa che posso dirle nella giornata di oggi, 20 marzo 2020, è che spero che questa emergenza passi al più presto e che non si debba arrivare al 2021 in queste condizioni. Temo infatti che sul lungo periodo tutto questo potrebbe portare qualcuno a soffrire di forte dissociazione con la realtà. E magari tra un anno potrebbe ritrovarsi ad intervistare una milanese in vacanza a Portofino che si lamenta del fatto che dalla baia è scomparso il Duomo.


***Quella che hai appena letto è una fanta intervista satirica
ispirata da un’intervista surreale pubblicata sul quotidiano La Repubblica in data 4 Aprile 2020

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