Roberto Roversi,
editore “fai da te”

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Immaginate un parco, ad un passo dal centro storico di una città come Bologna, e chiamatelo Giardini Margherita. È il 22 giugno 1941 e Roberto Roversi, Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini siedono per terra, sul prato, parlano di una rivista, di qualcosa di «finalmente importante». Si dicono «dobbiamo farla», mentre attorno, al di là di quel microcosmo verde, Hitler ha invaso la Russia. Tre amici, tre quasi coetanei ad un passo dai vent’anni che ad immaginarli così, scalzi sull’erba appena tagliata, a promettersi impegno e immaginare un progetto, sembrano semplicemente giovani, affamati di futuro come tanti. La differenza la faranno i settant’anni successivi e la si tocca con mano nella mostra allestita alla Biblioteca dell’Archiginnasio, ancora una volta a Bologna, che ripercorre la storia di scrittore, editore e libraio di Roberto Roversi, spesso intrecciata con quella dei due amici dei Giardini, che è anche la storia di un poeta che ha scelto la via del «non basta apparire» in tempi non sospetti. 

Roberto Roversi ha appena 25 anni e una guerra mondiale alle spalle, quando fonda a Bologna la Libreria Antiquaria Palmaverde, nel 1948. Fin da subito gli è chiaro l’intento di affiancare all’attività commerciale anche quella editoriale, in una maniera che risulterà «silenziosa», ovvero non sottoposta ad alcuna regola di mercato, ma costante. Estranea alla mercificazione della cultura, ma ostinata. Nel 1956 i tre ragazzi dei Giardini Margherita, si rincontrano e fondano la rivista Officina, fascicolo bimestrale di poesia, per la quale cureranno 14 numeri prima che, nel ’59, la Bompiani sospenda le pubblicazioni, in seguito alle polemiche suscitate da un violento epigramma a firma Pier Paolo Pasolini, contro papa Pio XII.

In mostra fino al 19 marzo a Bologna, un viaggio che ripercorre l’intera attività editoriale della Libreria Palmaverde, dagli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale fino al 2005, quando Roversi cessa definitivamente la sua attività, sia editoriale che di commercio antiquario di libri. Accanto ad un centinaio di pubblicazioni Palmaverde (tra monografie e riviste), anche la produzione letteraria di Roversi e preziosissimi carteggi. Si palesa, all’interno di questo percorso, la triplice propensione roversiana, di scrittore, libraio ed editore, che illuminerà il nostro Novecento di una luce originale, volutamente sbiadita, che rinnega i grandi editori e si ritaglia con fiera consapevolezza uno spazio ai margini, ma mai marginale. Una adesione testarda al Do It Yourself che il punk scoprirà solo nei tardi anni 80. Dopo aver pubblicato con Einaudi, Mondadori e Rizzoli, infatti, Roversi sceglierà di autoprodursi i libri in poche copie, che poi provvederà a spedire personalmente, su richiesta. Dal 1964 in poi, deciderà anche che il suo volto non ha più niente da dire, affidando le sue apparizioni alla sola voce.
Pochi giorni fa ha compiuto 88 anni, a cavallo di due secoli che, come pochi, è riuscito a marchiare a fuoco.

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