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Scanzi, Tosa e Facebookdown:
panico tra gli influencer

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Nelle ultime ore si è consumato un vero e proprio dramma, il mondo dell’internet è stato sconvolto da un terremoto psicofisico che ha catapultato i nostri influencer – Lorenzo Tosa e Andrea Scanzi (non necessariamente in questo ordine) – in una dimensione altra, cioè quella terrena, nella quale improvvisamente hanno scoperto di non essere nessuno.

E’ un normale giovedì sera di inizio aprile, all’apparenza. Stefano Massini, su La7, sfodera il suo classico fondotinta color arancio rinforzato che ha il grande merito di distrarci dalla retorica dei suoi monologhi. Formigli vorrebbe darsi fuoco in diretta mentre i telespettatori iniziano a camminare compulsivamente nel salotto di casa perchè LOL – chi spacca il televisore è fuori. 
Tutto nella norma, non fosse che profittando dell’effetto Massini (un suo battito di ciglia a Piazza Pulita può provocare un uragano dall’altra parte dello schermo) qualcuno sta ordendo un complotto ai danni dell’alta nobiltà internettiana, quella alla quale nelle vene scorre una spunta blu.

All’improvviso, infatti, milioni di utenti da tutto il mondo si trasferiscono in massa su Twitter, che è la panic room dei social network, il nascondiglio fortificato immune ai down di sistema essendo pressochè disabitato. C’è vita su Twitter perchè Facebook e Instagram sono crollati, non sono raggiungibili, hanno abbassato le saracinesche. 
E’ così per tutti, è così dappertutto, di tanto in tanto capita da anni. Ma questa volta dura pochissimo, meno del solito: il sistema viene ripristinato nel giro di venti minuti e infatti i migliori giornali di inchiesta non hanno nemmeno il tempo di copia incollare il solito articolo acchiappaclick sul #facebookdown. Eppure, dodici ore dopo, Lorenzo Tosa e Andrea Scanzi lanciano il loro durissimo j’accuse: «abbiamo stati oscurati». 

Gli italici campioni assoluti del Sacro Influente Impero non c’hanno chiuso occhio: «per qualche ragione ancora poco chiara – spiega Tosa scusandosi per il disagio come un qualsiasi call center che si rispetti – da ieri mattina la stragrande maggioranza delle principali pagine Facebook italiane, hanno subito un taglio drastico (e semi-totale) dell’algoritmo, col risultato che attualmente i post arrivano a circa il 5% delle home e delle bacheche a cui arrivano abitualmente (che, a loro volta, sono il 4-5% del totale dei follower)». Più conciso il maestro Scanzi: «Facebook continua ad avere problemi. Ieri sera è andato in down e le pagine con la spunta blu, come questa, girano al 10% o anche meno».

Tradotto per le persone mediamente equilibrate: due vanesi, in astinenza da like per venti minuti, hanno visto in faccia la morte social e per superare un simile trauma emotivo hanno dovuto razionalizzarlo, sacrificando sull’altare del loro ego un agnello algoritmico. Nel migliore dei casi. Perchè nel peggiore, l’autoreferenzialità della coppia di fatto della comunicazione salviniana in salsa antisalviniana ha ormai toccato cime patologiche: se nel down mondiale del più grande social network al mondo (ho già detto m-o-n-d-o?) ti senti protagonista e vittima assoluta più che di un Astrazeneca ha bisogno di uno Xanax.

La classifica di Prima Comunicazione

Ma perchè? Perchè a Scanzi e Tosa è girato il boccino per così poco?
Forse non tutti sanno che ogni mese, puntuale come una divisa del commissario Figliuolo, arriva la classifica di Prima Comunicazione sui giornalisti più attivi sui social. Poichè, come è noto, i giornalisti italiani praticano narcisismo almeno tre volte al dì, un anno fa la rivista diretta da Umberto Brunetti e Alessandra Ravetta ha pensato bene di inziare a pubblicare una Top 15 sulla quale sbrodolarsi o per la quale dannarsi che ormai è diventata la risposta italiana al Premio Pulitzer o, a seconda dei casi, della lotta nel fango.

Tutto nasce l’8 novembre 2019, quando per la prima volta vengono incoronati Enrico Mentana, con 2,5 milioni di interazioni, Nicola Porro (777mila) e Gianluca Di Marzio (422mila). Andrea Scanzi a quei tempi è fermo al palo dei 344mila, in quarta posizione e quindi fuori dal podio (ahia!), mentre Selvaggia Lucarelli è l’unica donna in classifica con 139mila interaction. E’ un ottavo posto ma essendo femmina, per le femmine del giornalismo italiano abituate a non poter dirigere nemmeno il traffico in redazione, vale quanto un oro. 

In tutti i casi di questa prima rilevazione nessuno si accorge, le vite degli utenti procedono tranquille, nonostante il lockdown sia di là da venire nessun lettore forte scende in strada per esultare, ovunque regnano sobrietà e compostezza, e pure i magnifici 15 pare se ne sbattano altamente. Non fosse che Lorenzo Tosa chiama a sorpresa un fuorigioco.

Casualmente (?) due giorni dopo l’uscita della prima rilevazione, le narrateur pubblica uno screenshot che lo vede occupare il secondo posto di un podio a quattro: «Provo a dirvelo nel modo più semplice – scrive – Questa che state leggendo è oggi, con 3,7 milioni a settimana, la seconda pagina Facebook più seguita in Italia per numero di interazioni. In assoluto». Meglio di lui (tre volte meglio) solo Matteo Salvini mentre Enrico Mentana, che dall’altra parte sarebbe il re indiscusso, in questa classifica è solo terzo, proprio dietro Tosa. E quindi Tosa, secondo Tosa, s’è magnato assieme al direttore del TgLa7 pure gli altri quattordici giornalisti testati da Prima Comunicazione: non c’è gara. 

Nessuno obietta che l’anticlassifica pubblicata sia nient’altro che una graduatoria autoprodotta attraverso gliinsight di Facebook, che non ha alcun valore, che non si può essere contemporaneamente giocatori e arbitri. E così sulla pagina dell’autoproclamatosi vincitore assoluto di tutto il cucuzzaro è un tripudio di cuori mentre gli amici del Secolo XIX annunciano pure sulla carta che una nuova stella è nata. E Lady Gaga muta.

Mentre Il Magnifico continua dunque a stare talmente avanti rispetto a tutti gli altri da risultare fuori concorso, sulle prime quattro edizioni della classifica dei giornalisti più attivi sui social realizzata di Sensemakers per Primaonline, non si registrano forti scossoni. Mentana conduce sempre la gara, Porro e Di Marzio difendono le prime posizioni, i non addetti ai lavori continuano a fregarsene. Ma già si intravede che Il Fatto Quotidiano crede nella remuntada con Scanzi, Travaglio e la solita Lucarelli, che si conferma di mese in mese l’unica sopravvissuta alla cucina dei giornali italiani, che avanzano compattamente hasta la victoria

E in effetti qualcosa di grande accade ad aprile del 2020, un evento  che qualcuno (il protagonista senz’altro) segnerà sul calendario e ricorderà ancora tra vent’anni: evidentemente per non impazzire di fronte allo specchio, senza mai un momento di riposo costretto come tutti alla quarantena, Andrea Scanzi ha sfondato l’internet. In un mese ha superato, che dico superato, doppiato, che dico doppiato, triplicato, ma nemmeno, molto di più, l’inarrivabile Enrico Mentana.
Bum.
Sono addirittura 9 milioni le interazioni registrate ad aprile dalla firma del Fatto e un sorpasso di questo tipo meriterebbe di essere celebrato in grande stile ma invece Scanzi sceglie come sempre la via dell’umiltà e della moderazione: «pazzesco», «c’è quasi da tremare», «mi ero messo in testa che i miei profili social dovessero diventare una portaerei e ora lo sono». 

Questa dichiarazione di guerra segna al di là di ogni ragionevole dubbio il momento esatto in cui una gara innocua giocata a tempo perso nel giardinetto di casa dai grandi nomi del giornalismo italiano si è trasformata in una specialità olimpica, nel riconoscimento più prestigioso al quale ambire se ti sei iscritto all’albo nei drammatici anni Anni Dieci del Duemila, quindi passi la vita a non fare niente dalla mattina alla sera e il tuo editore, l’unico che pubblica i tuoi pezzi, è diventato Facebook.

Perchè non solo Prima Comunicazione ha una nuova reginetta,  Andrea Scanzi, ma Tosa da questo momento in poi non si accontenterà più di vantarsi con i familiari senza apparenti meriti, non trarrà più sufficiente soddisfazione dall’essere primo nel campionato del pianeta Marte, ma vorrà entrare davvero in partita, trascinando nella mischia anche la sua squadra di “comunicatori”, ovvero quelli non hanno mai trovato una notizia nemmeno per sbaglio ma quotidianamente fanno il riassunto delle notizie degli altri sui social.

Nell’arco di due mesi, cioè a luglio, Tosa compare appunto per la prima volta nella classifica Sensemaker, in maniera sospetta direttamente in seconda posizione, e lì rimarrà stabilmente fino a oggi: “Ebbene sì”, scrive su Facebook il giorno del trionfo, “vengo citato nella classifica dei giornalisti italiani più seguiti sui social”. 
Ma il ragazzo ha anche dei pregi.

A ruota iniziano a comparire nel ruolo di meteore (entrano ed escono dalla classifica senza un vero perchè) anche altri nomi noti di quella leva giornalistica di cui Lorenzo è massimo esponente, oppure rappresentanti della quota “chi è questa?” tra le quali è obbligatorio citare Michela Persico, giornalista sportiva che di lavoro fa la fidanzata del calciatore Daniele Rugani. 

Tutti i mesi si entra e si esce, si sale e si scende, la top 15 dei giornalisti italiani sui social è un luna park dal quale non dipendono le sorti dell’umanità. Per tutti, tranne che per Scanzi e Tosa, che ormai sono i proprietari della giostra, vivono sulla giostra, esistono solo finchè la giostra continua a girare, e se per caso si ferma anche solo per un attimo, in quell’attimo – quello in cui si rendono conto che il mondo invece non si è fermato – si sentono persi. Dona loro un like, dunque, se hai un cuore.

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