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La tassa sulle eredità è un errore

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Ieri su Facebook ho scritto che la tassa sulle eredità proposta dalla sinistra per finanziare con una dote ridicola i diciottenni è un grande errore. E lo confermo.

Questo post mi ha permesso di fare un giro nel paese irreale della sinistra al caviale, dove la gente è convinta che 6.000 euro di pensione siano un insulto inaccettabile alla “classe media”. Che quelli con un’entrata mensile di 6.000 euro siano i ricchi, i privilegiati, la casta da abbattere per ristabilire un’equità sociale. E che con 2.000 euro di stipendio e un affitto da pagare non si finirà mai a chiedere un pasto caldo alla Caritas (a tale Alessandro questa eventualità pare talmente fuori dal mondo che ne ride, beato e inconsapevole). Per questa gente, inoltre, quattro case ricevute in eredità sono sempre e comunque quattro case, sia che siano quattro ruderi a Canicattì sia che siano quattro castelli in pieno centro a Milano. «E allora le casehh!1!!??». 

Andando per ordine: il fatto che in Italia gli stipendi medi siano da fame non trasforma i poveri in classe media. Rimangono poveri, cioè molto più vicini alla soglia di povertà (circa 1.100 euro) che alla linea mediana. A differenza dei poveri assoluti, i lavoratori poveri vivono sull’orlo di un imbuto: è sufficiente che un mese arrivi una spesa improvvisa – molto banalmente che in casa si rompa la lavatrice, o il frigorifero, o che arrivi una multa da pagare – perchè precipitino di punto in bianco in una condizione di povertà estrema e siano quindi costretti ad andare a elemosinare un pranzo. Nonostante ci sia un’ignoranza tanto diffusa quanto preoccupante su questi temi, nonostante quelli da 2.000 euro al mese considerino chi ne guadagna tre volte tanti l’1% più ricco, confermo senza timore di sbagliare che classe media non è classe operaia. Ma classe media. 

E confermo che l’Italia è un posto unico al mondo, da una prospettiva di cultura economica, per due motivi: per la propensione al risparmio e per il valore affettivo riposto negli immobili “di famiglia”, che sono in fondo due facce di una stessa medaglia: quella che raffigura l’idea che compito di un genitore sia preservare almeno una parte di patrimonio per i propri figli. Infatti da noi, più che in qualsiasi altro posto in Europa, ma forse nel mondo, la classe media è tradizionalmente “ereditiera”.

Senza andare troppo lontano, io ad esempio – ad oggi – corro il rischio di ereditare 5,2 case, per le quali i miei genitori pagano cifre spropositate visto che queste abitazioni non ci servono ma è anche impossibile riuscire a venderle, salvo regalarle ai francesi (ci è successo con la sesta – pure quella ereditata – svenduta a 25.000 euro, ma in quel caso siamo stati fortunati, in genere nella mia zona non riesci proprio a trovare un compratore, nonostante si parli di Sardegna, a due passi dal mare). Comunque il punto è che con quello che guadagno, se succedesse qualcosa ai miei, con le mie entrate attuali non potrei mai pagare l’IMU su questi immobili, altrimenti non mi resterebbero soldi per mangiare. 

Ma il problema non è mio personale. E’ assai diffuso, soprattutto al centro sud e soprattutto nelle “periferie” (perciò se siete originari di una grande città e il rischio maggiore che correte è di ereditare un attico in centro, astenetevi dal commentare o spiegarmi come giri il mondo). Ad esempio Guido mi ha spiegato: «Io sono di Belluno (provincia) vivo a Bologna. Ho ereditato 4 case al mio paesello. Il mio stipendio qui non arriva a 1000 euro. Le 4 case le ho affittate. Ma in quella zona i prezzi sono bassi. Mi sono trovato con un reddito di 2.200 in tutto tassato al 90%, per l’IMU soprattutto. Le case in provincia non si riescono nemmeno a vendere a meno che non siano in zone turistiche. Sono 5 anni che non pago le tasse. Lo sanno anche all’Agenzia delle Entrate. Faccio il postino part time per un’azienda privata. Mi hanno preso tutti gli affitti e un quinto dello stipendio e lo faranno per anni. Mi ritrovo a vivere con pochissimo e ho sempre dichiarato tutto al fisco. Questo è il premio».

Per questo motivo la proposta di Enrico Letta di concentrarsi sulla tassa di successione invece che sui grandi capitali è scivolosa molto più che coraggiosa. Come al solito la guerra all’evasione fiscale la facciamo la prossima volta perchè la destra potrebbe accusare la sinistra di aver concepito una tassa per soli ricchi. I ricchi veri. E la sinistra, nel nostro Paese, odia essere invisa alla Confindustria. Tiriamo quindi fuori dal cilindro una tassa “democratica”, nel senso che in Italia – come spiegato più sopra – quasi tutti, o almeno una grande maggioranza, ricevono un lascito.

L’obiezione, vostro onore, a questo punto riguarda il fatto che si tasserebbero solo eredità dai 5 milioni in su. Ma le riforme sono scatole, semplici contenitori: per questo devono essere largamente condivise e non si può mai compiere l’errore di fare una riforma esposta a varianti o variabili. Devono essere scatole chiuse, il cui contenuto non possa essere facilmente modificato a seconda della forza politica che governa, cioè a seconda delle stagioni, degli umori, delle congiunture astrali. Altrimenti con Letta il tetto è a 5 milioni, ma se arriva la Meloni, la scatola – confezionata da Letta – è già bella e pronta per una flat tax che coinvolge “equamente” tutti. E la Meloni arriva, perchè potrà fare campagna elettorale spiegando alla classe media che la sinistra vuol farle pagare oro il diritto a preservare l’antica casa di famiglia, tassare semplicmeente il fatto di essere un figlio, o farti dilapidare ciò che con grandi sacrifici, anche di generazioni, hai ricevuto in dono.

Ma a parte questo, che volendo attiene solo al campo effimero della propaganda politica, per quanto mi riguarda tassare le eredità è sbagliato anche da un punto di vista più squisitamente ideale: se il movente della proposta di Letta è non far pagare ai diciottenni i debiti accumulati dai loro “padri”, si capisce quanto sia incoerente e sconclusionato risolvere questo problema facendo pagare ad altri giovani quanto ricevuto in eredità da altri genitori. O è giusto, oppure è sbagliato. Delle due l’una. 

Io credo che sia sbagliato e che invece sarebbe molto giusto tassare equamente le multinazionali, cioè non al 15%, quelli che nascondono i loro soldi nei paradisi fiscali, quelli che fanno il nero, le finte cooperative. L’elenco sarebbe infinito. Ma occorre stabilire di quale concenzione del mondo la sinistra italiana voglia farsi promotrice: nella mia personale concezione ognuno risponde solo di ciò di cui è responsabile, delle proprie azioni, della propria etica, del proprio lavoro, del proprio fatturato, e non di ciò che pur appartenendogli – per un caso del destino – non è frutto di una sua precisa scelta. La mia idea di mondo è molto coerente con l’idea che non debbano esistere diritti trasmissibili per censo o per grazia ricevuta, posti di lavoro riservati ai figli di qualcuno in particolare o clientelismo. Ma se non si possono ereditare diritti è insito che non si debbano nemmeno ereditare doveri. Altrimenti non c’è una logica, che per definizione deve essere ferrea, ma solo emotività, che per definizione è una faccenda privata, mutevole e arbitraria.

Concludo lamentandomi pubblicamente del fatto che quell’hater di Alessandro Canella mi ha dato della Maria Elena Boschi. Non avevo mai ricevuto insulto peggiore e per questo non riuscirò a prendere sonno stanotte.

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